Autunno in Oratorio VII Edizione – La fede e la musica

Anno 2011-2012
Luogo Oratorio San Filippo

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sabato 26 novembre ore 16.45

la fede e la musica
le Messe di W.A. Mozart
Pierpaolo Bellini

“Mozart ha nella preghiera l’atteggiamento del bambino, dice tutto e ciò gli ritorna in melodia. Non c’è differenza fra il suo essere al pianoforte e il suo pregare. La musica serve a offrire all’uomo un’esperienza di preghiera” (Adrienne Von Speyer)

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Articolo de Il Cittadino

Mozart: cristiano o massone?

Viviamo in tempi complessi. Senza dubbio interessanti; anzi, interessanti appunto perché complessi. Avvertiamo la necessità di mettere tutto in discussione. Così, anche capolavori assoluti dell’arte musicale – come la musica liturgica di Mozart – possono essere relegati al grado di musica d’occasione – d’occasione “economica”, s’intende. E’ quanto va affermando da qualche tempo una fiorente corrente storiografica, la quale, per sconfessare la venerazione di certi ambienti del mondo cattolico per il grande compositore, sta calcando la mano sulla sua adesione agli ideali massonici e libertini. In realtà la questione è molto più complessa, come ha mostrato sabato scorso, 26 novembre, Pier Paolo Bellini, sociologo dell’Università del Molise, intervenendo nell’ambito della rassegna “Sermones 2011” presso l’Oratorio di San Filippo Neri in via Lomellini. Senza dubbio è esistito un Mozart libertino (si leggano a questo proposito le lettere inviate alla cugina e probabile prima amante Maria Anna Thekla); è esistito altresì un Mozart massone o filo-tale (e qui basti pensare al “Flauto Magico”: non deve forse Tamino percorrere tutti i gradi iniziatici per conseguire una purificazione interiore che nulla ha a che vedere con l’attesa di un Salvatore?); è esistito tuttavia anche un Mozart “molto cosciente di cosa fosse il Cristianesimo”, e questo Bellini l’ha mostrato molto bene presentando ad un folto uditorio alcuni brani d’eccezionale bellezza.

Vi sono indizi di un’adesione genuina di Mozart al Cattolicesimo? Chi voglia occuparsi di questo problema dovrà prendere in esame innanzitutto il folto epistolario mozartiano. In una lettera scritta al padre nel 1777 egli afferma infatti: “Papà, può vivere tranquillo, io ho sempre Iddio dinanzi agli occhi. Riconosco la sua Onnipotenza, temo la sua ira, ma riconosco pure il suo Amore, la sua Compassione e la sua Misericordia in relazione alle sue creature; egli non abbandonerà mai i suoi servi. Tutto ciò che va secondo la sua volontà, questo piace anche a me, di conseguenza nulla può mancarmi, ed io sono felice e contento”. Nel 1781 scriveva invece: “Sono un giovane peccatore, come tutti, ma per mia consolazione posso dire che magari gli altri sbagliassero così raramente come me. […] Tutte le domeniche e i giorni festivi ascolto la messa e se è possibile anche i giorni feriali, lo sa bene lei, padre mio!”. Gli esempi sono tanti; ma forse – ha ricordato Bellini – “la prova più grande della sua religiosità sta proprio nella sua musica”. Prendiamo ad esempio la Messa in Do minore, in particolare l’“et incarnatus est”: sei parole cantate per otto minuti, per Bellini “un autentico canto d’amore, un brano capace di comunicare una dolcezza assoluta, dove la voce fa a gara con gli strumenti per vedere chi è più capace di dire la gioia dell’Avvenimento cristiano”. “E’ canto allo stato puro” – diceva don Giussani, riferendosi proprio a questo brano; in esso “tutto il tendere dell’uomo si scioglie nella limpidezza originale, nella purezza assoluta dello sguardo che vede e riconosce; un fiotto di pace e di gioia che nasce dallo stupore del cuore quando è posto di fronte all’avverarsi della sua attesa, al miracolo del compimento della sua domanda”.

Mozart era dunque sinceramente religioso? Non è del tutto corretto farne un santo, ma senza dubbio Bellini ha ragione nell’affermare che la sua musica sacra altro non può essere che espressione di sentimenti autentici e genuini. A riprova di ciò aggiungo che proprio nell’ultimo anno di vita, il 1791, Mozart compose due autentici capolavori – la Messa da Requiem (su commissione) e l’Ave Verum -, che difficilmente possono essere ascritti a difficoltà economiche di sorta. Vale la pena soffermarsi sulle parole dell’Ave Verum, composto a Baden qualche giorno prima della solennità del Corpus Domini: “Ave Verum Corpus natum de Maria Virgine / Vere passum, immolatum in cruce pro homine, / Cujus latus perforatum aqua fluxit et sanguine, / Esto nobis praegustatum in mortis examine. / O Jesu dulcis, O Jesu pie, O Jesu, fili Mariae, / Miserere mei”. E’ davvero possibile comporre musica tanto sublime, per di più su un testo del genere, senza che esso sia vissuto interiormente? La realtà è che nelle appena 46 battute di questo gioiello è possibile trovare un’attenzione estrema al significato delle parole: ciò che non fa altro che aumentare l’incanto.

Antonio Musarra