La formazione della coscienza nel beato John Henry Newman

Anno 2010-2011
Luogo Genova- Palazzo Ducale, Sala del Minor Consiglio

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmailby feather

Articolo introduttivo

Invito Convegno Newman

Testo intervento Lina Callegari

Estratto intervento Lina Callegari

Testo Intervento Padre Geissler

Estratto intervento Padre Geissler

Intervento Cardinale Arcivescovo Angelo Bagnasco

Audio conferenza completa:

da Il Cittadino 2 Marzo 2011

La coscienza secondo Newman. Grande partecipazione al Convegno sul Beato

Lunedì 28 Febbraio si è svolto presso la Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale il Convegno “La formazione della coscienza nel Beato J.H. Newman” organizzato dall’Ufficio cultura dell’Arcidiocesi di Genova in collaborazione con la Congregazione dell’Oratorio di S.Filippo Neri, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Genova e l’associazione “Iter Agentes” che ha come finalità la formazione e la diffusione della Dottrina sociale della chiesa.

Di fronte ad una sala gremita di partecipanti ha aperto il Convegno il coordinatore del dibattito Alfredo MAJO che ha illustrato il tema della serata ed introdotto gli interventi dei relatori Padre Hermann GEISSLER, Direttore del Centro Internazionale Amici di Newman e Lina CALLEGARI, autrice del volume “John Henry Newman. La ragionevolezza della Fede”. Padre H. Geissler ha illustrato la vita del Beato J.H. Newman descrivendola come un cammino di ricerca costante della verità, attraverso la coscienza. Lina Callegari ha affrontato il rapporto fede e ragione nel pensiero del Beato.

Qui di seguito vengono espressi alcuni dei concetti chiave che i due relatori hanno esposto durante i loro interventi.

Il passaggio di Newman dalla chiesa anglicana alla chiesa cattolica è stato un passaggio difficile, caratterizzato da una domanda fondamentale: “Posso io salvarmi nella Chiesa di Inghilterra? Sarei salvo se morissi questa notte?”.

Il rapporto tra coscienza e verità è fondamentale: coscienza e verità si sostengono e si illuminano; obbedienza alla coscienza significa obbedienza alla verità.

Newman intende per coscienza non un sentimento dell’io, un sentimento soggettivo ma la voce di Dio. Il senso comune di oggi vede, in modo distorto, la coscienza come libertà, diritto di agire a proprio piacimento e autonomia; la coscienza, in realtà, ha dei diritti perché ha dei doveri.

La co-scienza viene vista come incontro con l’Altro, come responsabilità della creatura nei confronti di Dio.

Il Creatore ha imposto nella creatura la sua legge che, anche se passa attraverso l’intelligenza dell’uomo, rimane legge divina. La coscienza deve essere ben formata perché la voce di Dio parla un linguaggio silenzioso e preciso.

Nel pensiero del Beato Newman prende un posto significativo anche il rapporto tra autorità della coscienza e autorità del Papa: Newman ha sempre ribadito la dignità della coscienza, senza cedere minimamente all’arbitrarietà o al relativismo; ha dimostrato che la coscienza non è opposta alla Verità, ma – al contrario – è l’avvocata della medesima nel nostro cuore, è “l’originario vicario di Cristo”; in questo senso va inteso il suo famoso detto: “Certamente, se sarò costretto a coinvolgere la religione in un brindisi al termine di un pranzo (cosa che in realtà non è proprio il caso di fare), brinderò al Papa – se vi fa piacere – ma, prima alla coscienza e poi al Papa”. Noi obbediamo al Papa perché siamo convinti che il Signore guida la Chiesa nella verità. La Chiesa è un aiuto non solo per la coscienza dei singoli ma è anche avvocato per i diritti inalienabili degli uomini, non disponibili per nessuna maggioranza.

Il rapporto coscienza/ragione in Newman conduce al rapporto fede/ragione: la religione rivelata non teme il vaglio della ragione; la ragione non crea ma verifica. E’ possibile dare un assenso ragionevole alla religione cristiana? La risposta è “sì” ma non basta un assenso razionale per una fede autentica. E’ possibile un assenso reale: credo come se vedessi. Non possiamo parlare di prove o di gradi delle prove perché l’assenso c’è o non c’è.

La prova scientifica viene sostituita dalla probabilità. La fede non è la ragione matematica ma l’insieme delle conoscenze che l’uomo ha acquisito di giorno in giorno. Nella sua opera “Grammatica dell’Assenso”, Newman sviluppa una vera e propria teoria della conoscenza di fede. La riflessione di Newman sul «senso illativo» consente alla ragione di compiere un atto di fede avvalendosi di tutte le fonti di conoscenza che possiede: sebbene non tutte rigorose e provate, sono sufficienti, insieme, a generare l’assenso; una fune intrecciata da deboli fili può dare quella forza che un singolo filo non sarebbe in grado di offrire.

Sua Eminenza il Cardinale Angelo BAGNASCO ha concluso il Convegno, sottolineando la bellezza della coscienza come eco di Dio, come criterio dell’agire e di distinzione di ciò che è vero da ciò che è falso. Senza l’ascolto dell’eco di questa voce c’è un vivere disumano, un percorso di insoddisfazione e angoscia.

L’obbedienza alla verità cercata e trovata è difficile! S. Tommaso d’Aquino diceva che la verità si concede non a tutti ma all’anima dell’uomo che è umilmente disponibile a farsi giudicare dalla verità trovata; non verità scientifica, empirica ma verità morale e spirituale, che mi salva dall’inganno e dal dolore per portarmi alla gioia.

Cambiare la propria vita non è facile per nessuno: ci sono comodità, interessi, edonismi. Essere docili alla verità è la condizione essenziale, prima ancora dell’intelligenza che si interroga, perché la verità ci venga incontro. E’ necessario essere disposti a tutto, come Newman: è il prezzo della libertà e della gioia.

 

Simonetta Saveri

Vicepresidente dell’Associazione Iter Agentes