Autunno in oratorio VI Edizione – Porterò io l’anello ma non conosco la strada

Anno 2010-2011
Luogo Oratorio San Filippo Neri

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“Porterò io l’anello, ma non conosco la strada?
le sfide della libertà

Locandina

Articolo introduttivo:
Sabato 13 novembre alle ore 16.45, presso l’Oratorio di San Filippo Neri in Via Lomellini, avrà luogo il secondo incontro dei Sermones intitolato: “Porterò io l’anello ma non conosco la strada. Le sfide della libertà”.
Nell’ambito del ciclo di quest’anno, dedicato alle quattro stagioni della vita umana, questo secondo appuntamento è dedicato ai giovani ed a quel periodo della vita così ricco di speranze e di promesse, ma anche di rischi e trappole insidiose, che essi si trovano a vivere.
Insieme al Prof. Guido Milanese, Ordinario presso l’Università cattolica di Milano, proveremo ad andare oltre il clima di emergenza che connota oggi ogni intervento legato ai giovani, per indagare quali concrete occasioni si speranza e di libertà possono dischiudersi a coloro che oggi si trovano in questa stagione della vita.
Prendendo spunto da alcune opere  di C. S. Lewis il Prof. Milanese ci offrirà una riflessione che, a partire dall’esperienza umana di uno degli scrittori più interessanti del ‘900, aprirà uno scenario dove la luce della speranza darà all’essere giovani ed alla libertà, che quest’età reclama come propria, contorni nuovi ed antichi che sembrano spesso dimenticati.
Ad accompagnare la nostra riflessione con un momento musicale saranno il Maestro Roberto Lizzio al pianoforte e Lucrezia Pernigotti giovane cantante e studentessa del Liceo Classico Mazzini di Genova.

 

Sabato 13 novembre presso l’Oratorio di San Filippo alle ore 16.45 si è svolto il secondo incontro del ciclo dei Sermones, dedicati quest’anno ad una riflessione sulle stagioni della vita umana. Dopo il primo incontro, nel quale la Prof.ssa Lucetta Scaraffia ha svolto un’interessante e lucida argomentazione sulla maternità, il Prof. Guido Milanese, Ordinario presso l’Università Cattolica di Milano, ha offerto ai presenti una ricca ed approfondita riflessione sulle sfide della libertà quando si è giovani. Il titolo dell’incontro: ‘Porterò io l’anello, ma non conosco la strada’, ripreso dal ‘Signore degli Anelli’ di J.R.R. Tolkien, ha offerto al Prof. Milanese lo spunto per iniziare un percorso che prendendo le mosse da alcuni brani tratti dalle ‘Lettere di Berlicche’ e da ‘Mere christinanithy’ di C.S. Lewis, si è concluso proprio con la spiegazione del profondo significato contenuto nella frase di Tolkien che costituiva il titolo dell’incontro.

Milanese ha osservato come l’essere giovani sia il momento in cui, prima o poi, ogni persona avverte il richiamo verso qualcosa o qualcuno che lo attira e fa sorgere in lui il desiderio di intraprendere un cammino, tuttavia tra il desiderio e la realizzazione di esso abita lo spazio della fatica e del lavoro. Non basta dire vorrei fare il medico se questo desiderio non si concretizza in una serie di decisioni concrete ed in una reale capacità di ‘stare sui libri’.

Milanese ha inoltre sottolineato come non si tratti solo di una chiamata a fare semplicemente qualcosa ma di una vocazione ad essere.

Oggi tutti noi, ed in particolare i giovani, facciamo una gran fatica a pensare la nostra vita come ad una totalità, si tende ad operare scelte principalmente per la soddisfazione che ci possono dare ora, nell’immediato.

Accade dunque qualcosa di simile a ciò che avvenne nel periodo ellenistico, in cui gli individui sperimentavano un’inedita perdita dei propri punti di riferimento, la propria città, la polis. La risposta che diedero allora i filosofi è simile a quella che ci offre Lewis. Alla domanda su quali scelte è giusto operare nella propria vita la risposta è: fai scelte pensando alla tua vita come ad una totalità, non importa quanto essa sarà lunga, se un secolo o poche decine di anni.

Le tue scelte e le tue azioni hanno un senso se si riferiscono alla vita come ad un tutt’uno. Citando un passo tratto dal ‘De rerum Natura’ di Lucrezio, Milanese ha poi ulteriormente chiarito che questo invito si concretizza  nel vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Proprio perché la vita umana è una totalità essa deve essere vissuta intensamente ogni giorno cercando di non sprecarla in preoccupazioni o desideri che ci proiettano già sempre dove ancora non siamo. Per compiere la nostra vita,  quasi come se fosse un’opera d’arte, non occorre aggiungere giorni su giorni, non è un semplice dato quantitativo. Saper vivere una vita piena non significa andare alla ricerca di tante scelte sperando di essere felici un giorno, ma individuare quel percorso, quella strada, che siano in grado di portare la nostra vita ad unità in ogni singolo giorno.

Proprio questo è il compito che ogni educatore ha, saper trasmettere ai giovani il desiderio e la capacità di costruire la propria vita in pienezza, una vita progettata, proprio come un’artista concepisce e realizza la sua opera non a caso ed a pezzetti ma grazie ad una visione d’insieme.

Ecco allora divenire chiaro il senso della vocazione, che ogni persona umana avverte quando è giovane, a fare qualcosa della propria vita o, meglio, ad essere in pienezza. Che cosa significhi questo essere lo si comprende se si pensa al modo in cui Dio ci ha parlato di sé, in particolare nel prologo del Vangelo di Giovanni, in cui il Figlio di Dio è presentato come Logos, parola dai molteplici significati, verbo, ragione, discorso e quindi rapporto.

Allora la vocazione ad essere, la chiamata ad una vita piena, ad una totalità non può che essere inevitabilmente anche un entrare in rapporto con l’altro.

Si arriva così alla frase pronunciata dal giovane Frodo, protagonista del romanzo senza tempo di Tolkien, il quale in uno dei momenti più drammatici della storia, sceglie di essere il portatore dell’anello, ma chiede aiuto perché non conosce il modo per portare a termine il suo compito: è allora che si fanno avanti tutti i suoi amici e compagni per aiutarlo nel compito.

Non siamo soli in questo mondo, dunque, c’è una compagnia, e c’è anche la consapevolezza che la chiamata della nostra vita non è una scelta volontaristica, non è un fare ma un essere.

Il Sermone si è dunque concluso nel segno della speranza e dell’importanza di un cammino comunitario per non perdersi e non scoraggiarsi nell’adempiere alla propria chiamata.

Autunno in Oratorio proseguirà venerdì 19 novembre alle ore 21 con il concerto sull’Organo Serassi ad opera del Maestro Enrico Viccardi. La settimana seguente, sabato 27 alle ore 16.45, ci sarà il terzo Sermone sul lavoro dal titolo ‘Oltrepassare ciò che è solamente utile’ il lavoro è per l’uomo. Interverranno Stefano Zamagni, Sergio Migliorini, Piergiorgio Marino.

Fabio Campinoti